Nel consueto caos dei provvedimenti di fine anno sono arrivati
puntuali come un orologio svizzero gli aumenti ingiustificati dei pedaggi
autostradali. Aumenti spesso a due cifre come nel caso della Torino Aosta
+ 15% o della Venezia-Trieste +12,9% che scatteranno dal 1 gennaio 2014. Da
anni gli aumenti dei pedaggi finiscono con l’accumulare ingenti flussi di cassa
dei concessionari autostradali che sono investiti in attività finanziarie o
vengono utilizzati per nuove partecipazioni societarie. Insomma i soldi dei
maggiori ricavi non vanno a finire in nuovi servizi o nuove opere per gli
automobilisti come promesso per giustificare gli aumenti. La corporazione
dei gestori autostradali ha imposto ancora una volta al Governo la
logica della rendita di posizione monopolista in contrasto con gli
interessi generali del Paese. I concessionari autostradali hanno già
abbondantemente ammortizzato gli investimenti della rete più vecchia e
frammentata d’Europa, con 24 concessionari, che continuano a realizzare
consistenti extra-profitti senza aver alcun vincolo di tutela dell’ambiente e
di miglioramento del servizio. Ciò è possibile perché, unico Paese d’Europa,
l’Italia è priva di un Governo capace di dettare e non di farsi dettare, ai
concessionari autostradali gli interventi infrastrutturali necessari.
lunedì 30 dicembre 2013
martedì 5 novembre 2013
Alitalia: Cassa integrazione, serve una indagine di Governo e Inps
Va aperta un’indagine del Governo e dell’
INPS dopo l’ennesimo episodio, scovato dalla Procura di Civitavecchia, di
indebito utilizzo della cassa integrazione per 250 dipendenti dell’Alitalia. Si
è messo in cassa il costoso personale
navigante mentre venivano noleggiati gli aerei e il personale della low-cost Carpat Air. In pratica la riduzione dei costi
di gestione non avveniva con la ristrutturazione aziendale, ma attraverso lo
spostamento dei costi del personale a carico dell’Inps grazie all’iniquo
decreto salva Alitalia del 2008 che lo permetteva. Questo episodio segue quello
accertato dalla Guardia di finanza a carico di una dozzina di piloti che, in cassa integrazione
a 7 mila euro al mese, lavoravano con un altro maxistipendio in nero per
compagnie aeree asiatiche. Sorprende inoltre
che per tutto il 2013 Alitalia CAI, pur con perdite accertate di 1,7 milioni di
euro al giorno e oltre 5.000 addetti in Cassa integrazione dal 2008, abbia
avviato un piano di assunzioni (vedi allegato) senza che nessuno abbia chiesto
chiarimenti all’ ex vettore pubblico. I costosissimi, impropri, iniqui e troppo
duraturi ammortizzatori sociali all’Alitalia e ai capitani d'industria che
sette anni fa l'avevano rilevata, violano le regole della concorrenza.
Non solo ma il trattamento economico adottato è
iniquo, 5.000 euro medi al mese per i naviganti, visto che gli altri cassaintegrati percepiscono 800 euro al
mese. In questo modo si sottraggono importanti risorse per migliaia
di addetti privi di ogni protezione sociale e la crisi di Alitalia si aggrava
anziché risolversi. Il Governo apra
un’indagine con l’INPS sugli ammortizzatori sociali concessi ad Alitalia.Questi
ammortizzatori sociali hanno creato una vasta aerea iper protetta
di addetti privilegiati. E’ giunto anche il momento di riformare gli ammortizzatori
sociali nazionali, introvabili in Europa,
che son serviti più a tutelare le
grandi aziende decotte che a rilanciarle con l’alibi di dare un reddito ai
lavoratori.
Assunzioni in Alitalia per tutto il 2013
Proseguono le selezioni di personale Alitalia per il 2013. La nota compagnia aerea ha aperto nuove offerte di lavoro per Addetti Scalo che opereranno presso
l’aeroporto di Roma Fiumicino.
L’offerta di lavoro è stata pubblicata sul portale della compagnia di
bandiera, dove è anche attiva la selezione di Addetti
Customer Center per la sede di
Roma Magliana che vi abbiamo segnalato di recente ed è già possibile
inviare la propria candidatura.
Gli Addetti Scalo svolgono generalmente
le mansioni di accoglienza dei passeggeri, check-in e operazioni di imbarco e
sbarco. La sede di lavoro è presso lo scalo di Roma Fiumicino. Sul sito della
compagnia di bandiera non sono precisati i requisiti richiesti. L’azienda ha da
poco aperto la raccolta di candidature e le selezioni per chi desidera svolgere
un lavoro stagionale nel 2013.
COME CANDIDARSI
Gli interessati a queste offerte di lavoro Alitalia 2013
possono visitare la pagina di invio cv sul sito web della
compagnia e compilare l’apposito modulo di candidatura online. Vi ricordiamo
che dalla stessa pagina è possibile inviare la candidatura anche per altre
mansioni, come assistente di volo, posizioni sia di bordo che di terra, piloti,
Flight Dispatcher, operai carico e scarico bagagli e anche per ruoli
impiegatizi all’interno delle funzioni marketing, vendite, risorse umane ecc.martedì 1 ottobre 2013
Autostrade: Osservatorio ONLIT, i pedaggi sono imposte sulla mobilità, rivedere i meccanismi tariffari
Il pedaggio è una ingiustificata e pesante imposta
sulla mobilità che colpisce in primo luogo i pendolari forzati dell’automobile,
visto che oramai la maggior quota del traffico autostradale è di breve distanza
e che la congestionata e decrepita rete ordinaria è priva di manutenzione
e al collasso. Con l’immancabile aumento
dei pedaggi di inizio anno i concessionari autostradali hanno di nuovo imposto al Governo le loro
rendite di posizione monopoliste. Nonostante ciò protestano perché solo 4 dei 25 concessionari
si sono visti sospendere l’aumento medio del 2,9%. Aumento che
dietro un complesso sistema di calcolo “ponderato” (vedi tab. A21) è spesso più
elevato di quanto dichiarato. Gli aumenti sulla rete più frammentata e più cara
del vecchio continente, sono ingiustificati perché i concessionari autostradali
hanno già in buona parte ammortizzato gli investimenti della rete più vecchia
d’Europa ed ora continuano a realizzare consistenti extra-profitti grazie ad
una dinamica dei pedaggi giustificata da interventi scritti solo sulla carta e,
nel caso dei 4 concessionari cui è stato congelato l’aumento, neppure su quella. Per questo
vanno rivisti i meccanismi di aumento dei pedaggi adottando veritieri
price-cup, tariffe legate ai costi effettivi ed a parametri di efficienza, per
adottare un sistema regolatorio che non garantisca le concessionarie ma
soprattutto i pendolari dell’automobile.
Da Brescia centro a Piacenza sud da 4,40 euro a
4,60% +4,5%
Da
Brescia centro a Brescia sud da 1 euro a 1,10 euro+10%
da
Brescia centro a Cremona da 2,50 euro a 2.60 euro +4%
da
Brescia centro ad Agrate da 5, euro a 5,10 euro + 2%
martedì 17 settembre 2013
Classifica ferrovie europee: Onlit, l'Italia scende dal 9 al 12 posto, prima la Svizzera seconda la Francia e terza l'Austria
E' una statistica elaborata da
Eurostat quella che rivela il numero dei passeggeri medio per abitante nel
periodo che va dal 2000 al 2012. In cima alla classifica continua a svettare il
paese di maggior tradizione ferroviaria come la Svizzera con 2.450 km ad
abitante ( era a 1.588 nel 2000), seconda la Francia con 1.405 km per abitante
(era di 1.103 km), terza l'Austria con 1.330 km (era a 1.061 12 anni fa). Nei
28 paesi UE considerati, più' la Turchia, la crescita media e' stata del 9,9%.
Nel periodo considerato, circa un terzo dei paesi comunitari ha avuto un trend
negativo nonostante le considerevoli risorse spese sia per gli investimenti che
per la gestione dei servizi dei paesi membri e della stessa UE. In questo
gruppo, composto da gran parte dei paesi dell'est che pero' hanno conosciuto la
motorizzazione privata di massa proprio in questi ultimi 10 anni, si trova
anche l'Italia che flette da 818 a 715 km per abitante segnando un meno 12,6%.
Anche se la statistica è da prendere con
le pinze, perchè si mettono sullo stesso livello paesi densamente abitati, come
l’Olanda, (con presunto chilometraggio medio per viaggio corto), paesi poco
abitati, come la Svezia (dove si presume una media di km per viaggio piuttosto
alto) e paesi con diverse estensioni di rete ferroviarie, viene offerto uno
spaccato significativo sulle tendenze in atto visto che la crescita o la
decrescita dei singoli paesi è molto accentuata. Tralasciando la Grecia
ferroviarimente arretrata rimane come unico paese storico dell’Europa
occidentale con una robusta flessione solo l'Italia. Questo significa che il
decollo dell’alta velocità non è riuscito a tamponare le perdite in
altri settori (Intercity, regionali ecc.), inoltre la cosa grave è che
solitamente l’alta velocità macina passeggeri-km, quindi con la messa in
servizio delle varie tratte dovrebbe esserci una robusta crescita. Serve una
riflessione sul futuro delle ferrovie italiane, dice Onlit, i soldi spesi per
le infrastrutture sono stati in linea con quelli europei ma a parità' di spesa,
si sono costruiti meno km di nuove linee di AV rispetto a Spagna o Francia e le
risorse rimaste per nuove tecnologie, nuovi treni per la rete tradizionale sono
state insufficienti. Ancora troppo alti i costi di gestione e assente la
concorrenza nel segmento Pendolare ed
interregionale, che sviluppa 3 milioni di pax al giorno contro i meno di
100mila dell'A.V. Il Governo,
dall’analisi di questi dati, dovrebbe riflettere su strategie e obiettivi
sempre dichiarati ma mai attuati dalle FS, come quelli di far crescere la
mobilità sostenibile in tutta la penisola.
FONTE EUROSTAT
|
PAESE
|
KM per ABITANTE nel 2012
|
KM per ABITANTE nel 2000
|
VARIAZIONE % rispetto al 2000
|
1
|
Svizzera
|
2.450
|
1.588
|
54,3
|
2
|
Francia
|
1.405
|
1.103
|
27,4
|
3
|
Austria
|
1.330
|
1.061
|
25,3
|
4
|
Svezia
|
1.200
|
870
|
38,0
|
5
|
Danimarca
|
1.185
|
992
|
19,4
|
6
|
Germania
|
1.040
|
923
|
12,7
|
7
|
Paesi Bassi
|
940
|
875
|
7,4
|
8
|
Belgio
|
910
|
676
|
34,6
|
9
|
Gran Bretagna
|
900
|
611
|
47,4
|
10
|
Ungheria
|
785
|
975
|
-19,5
|
11
|
Finlandia
|
720
|
632
|
14,0
|
12
|
Italia
|
715
|
818
|
-12,6
|
13
|
Lussemburgo
|
665
|
633
|
5,1
|
14
|
Rep. Ceca
|
640
|
696
|
-8,0
|
15
|
Norvegia
|
605
|
529
|
14,3
|
16
|
Spagna
|
495
|
437
|
13,2
|
17
|
Polonia
|
475
|
629
|
-24,5
|
18
|
Slovacchia
|
450
|
531
|
-15,3
|
19
|
Portogallo
|
395
|
384
|
2,8
|
20
|
Slovenia
|
375
|
342
|
9,6
|
21
|
Lettonia
|
365
|
352
|
3,6
|
22
|
Irlanda
|
360
|
305
|
17,9
|
23
|
Croatia
|
340
|
286
|
18,7
|
24
|
Bulgaria
|
280
|
470
|
-40,4
|
25
|
Romania
|
240
|
550
|
-56,4
|
26
|
Estonia
|
180
|
193
|
-6,9
|
27
|
Lituania
|
130
|
204
|
-36,3
|
28
|
Grecia
|
85
|
167
|
-49,2
|
29
|
Turchia
|
80
|
79
|
0,9
|
UE 28
|
810
|
737
|
9,9
|
|
|
martedì 10 settembre 2013
Gara ferroviaria Emilia Romagna: ONLIT, bando ripropone modello fallimentare del federalismo dei trasporti nazionali
Sorprende che la regione Emilia Romagna
riproponga gli stessi contenuti della gara del 2008 con alla base il gestore
unico regionale. A parole, il bando sembra sostenere meccanismi
competitivi, ma di fatto ripropone il modello monopolista, costoso ed
inefficiente, di questi ultimi anni. La regione insiste con il suo
"campione" nato dal fallimentare federalismo dei trasporti italiano, che con
ruoli e diverse quote la società unica comprende la presenza dello Stato
con Trenitalia,del la Regione con FER e molti Comuni e Provincie. Vengono così
mescolate responsabilità gestionali,
programmatorie e di sussidio pubblico rendendo impossibile individuare le
diverse responsabilità. Il bando ha alla base un vistoso conflitto di interessi
(giudice=concorrente) e manda un chiaro
segnale ai potenziali concorrenti che il banditore non vuole concorrenza.
La durata della concessione di 22 anni e sei mesi è in
contrasto con la durata media dei paesi del
nord-Europa, normalmente tra i 6 e i 15 anni. Troppo
lungo il periodo visto che c'è il rischio di dare la concessione ad un vettore
che si può adagiare e diventare inadeguato nel tempo. Tra i requisiti
richiesti c'è anche l'obbligo di realizzare un' unica società di gestione, che
ricorda molto il gestore attuale, il Consorzio, nato dalla FER e da
Trenitalia. In pratica l'Emilia Romagna, in qualità di stazione
appaltante, bandisce una gara a cui parteciperà, e verosimilmente
vincerà, con una sua controllata, assieme a Trenitalia. Anche le
dimensioni dell''intero bacino regionale non sembrano le più idonee per una più
"partecipata" competizione di compagnie ferroviarie alla gara.
Quanto all'obiettivo della piena integrazione tariffaria, sembra più uno
specchietto per le allodole che un obiettivo vero, poiché, per
realizzarla, non serve un gestore unico, ma un programmatore serio che la
imponga ai diversi gestori del servizio, anche attraverso un'autority
tariffaria. Va ricordato che in tutto il vecchio continente le
politiche tariffarie sono integrate, anche se sono diversi i gestori del
servizio di una stessa regione o di una stessa grande area urbana.
Dario Balotta
PRESIDENTE ONLIT
lunedì 9 settembre 2013
Bene Holding Aeroportuale Toscana: ONLIT, secondario il potenziamento di Firenze
Con la
positiva decisione di costituire la holding aeroportuale toscana,gli aeroporti
di Firenze e Pisa non solo rientreranno nella fascia "A" del piano
aeroportuale nazionale,ma potranno avviare politiche di integrazione che
aumenteranno le potenzialità dei due scali oggi entrambi sottoutilizzati
rispetto alle loro capacità'.
Sarebbe a
questo punto inutile, costoso e in contrasto con le logiche di integrazione,
che sottendono la nascita della holding degli scali di Firenze e
Pisa, avviare il potenziamento infrastrutturale a Peretola con il
riorientamento dell'attuale pista o realizzando la seconda
pista. Nell'Italia dei cento campanili sono aperti al traffico commerciale 38
aeroporti che assieme hanno una capacità di circa 450 milioni di passeggeri, ma
nel 2012 i passeggeri sono stati "solo" un terzo delle potenzialita'
nazionali, 146 milioni. Nuovi interventi "lato pista" in questa fase
di crisi del settore sarebbero un' azzardo finanziario-commerciale
e anche urbanistico e ambientale. Nel periodo che va dal 2000 (1,5
milioni di passeggeri) al 2012 (1,8 milioni) la crescita dello scalo di
Peretola e' stata modesta , 20% in 12anni. La scommessa di un nuovo sviluppo
sostenibile di Firenze e Pisa assieme non sta tanto nella realizzazione di
nuove infrastrutture quanto nella capacità di gestire con efficienza quelle
esistenti.
Dario Balotta presidente ONLIT
venerdì 5 luglio 2013
ONLIT a Lupi: stop a nuove spese, accellerare gare per concessioni autostradali scadute
I ritardi ed i rinvii nelle
procedure di gara per l’assegnazione della gestione dei servizi di trasporto non
riguardano solo le ferrovie, gli aeroporti e i traghetti, ma l’Italia si sta
distinguendo in negativo anche nel settore autostradale. Sono tre le
concessioni scadute con bandi di gara già espletati fin dal 2011. Si tratta
della A21 Piacenza-Brescia (Centropadane), della A3 Napoli-Salerno(Autostrade
meridionali) e della A22 Modena-Brennero. Bandi a cui hanno partecipato decine
di imprese anche straniere e che non sanno più nulla, facendo perdere ulteriore
credibilità al Paese.Il Ministro delle Infratrutture Maurizio Lupi anziché
girare l’Italia promettendo nuove spese in ogni settore dei trasporti farebbe
meglio a concentrarsi per aumentare gli introiti delle casse pubbliche a
partire dall’aumento canoni statali dei rinnovi delle concessioni. Dati gli
alti profitti derivanti dalle rendite di posizione monopoliste delle
autostrade questo sarebbe un settore sul
quale puntare per far cassa e al tempo stesso per rendere più efficienti le
gestioni.
Al Ministro Lupi sembra mancare la volontà di
fare le gare per staccare il cordone ombelicale del controllo politico e clientelare
sulle concessionarie autostradali. Le 23 concessionarie (private e pubbliche)
possono cosi contare su extraprofitti derivanti da pedaggi che crescono più dell’inflazione e da
convenzioni con L’Anas (manutenzioni, mitigazioni ambientali , potenziamenti e
messa in sicurezza della rete) in perenne rinvio.
Dario Balotta
Presidente Onlit
3356361874
Etichette:
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Onlit
giovedì 23 agosto 2012
Niente IVA su grandi opere: ONLIT (Balotta): " Porta al default"
L’idea di
togliere le infrastrutture in project financing dal peso dell’Iva del Vice ministro
Mario Ciaccia è un rimedio peggiore del male
e porterebbe al default. Il vice Ministro si dimentica che siamo nel
Paese dove il project financing è già fallito (dati Cresme e Bei), tra il 1990
e il 2009 in Europa sono stati realizzati 1.340 progetti. Di questi (in valore)
il 53% è stato realizzato in Gran Bretagna, il 12% in Spagna, il 5 e 4% rispettivamente
in Francia e Germania, in Italia solo il2 % .Anche l’idea di spendere per
spendere per creare ricchezza e occupazione è già stata praticata gli anni
passati visto che l’ammontare della spesa pubblica per infrastrutture è sta uguale
o superiore a quelle degli altri Paesi dell’eurozona
ed ha provocato la grave situazione debitoria ed occupazionale in cui ci
troviamo. Si vorrebbe rilanciare l’economia con le stesse scelte e ancor più
colpevolmente con gli stessi meccanismi irresponsabili e in assenza di
competizione che hanno caratterizzato la spesa pubblica nazionale. Meglio
sarebbe mettere in campo nuovi criteri di valutazione delle opere tecnici-economici
per assicurare cosi scelte di priorità con una domanda che ne giustifichi la
necessità e la redditività finanziaria. Priorità e meccanismi innovativi
sottrarrebbero le nuove infrastrutture da ogni appetito localistico e
clientelare. Cosi si vuole perpetrare la dispersione improduttiva di
consistenti risorse pubbliche, quelle della Cassa depositi e prestiti e di
quelle spesso ininfluenti dei privati. Questa incredibile proposta sostenuta da
alcune lobby economiche e politiche è
già stata bocciata dal ministero dell’economia nel maggio scorso quando
la si voleva far entrare nel decreto sviluppo
perché ritenuta con ritorni economici aleatori e irrealistici.
Milano
23 agosto 2012
giovedì 19 aprile 2012
Governo ed Enac contraddicono antitrust, contratto di programma azzera riduzione tariffe sulla Milano-Roma
Cisl e Uil trasporti tutelano aree
corporative e non pensano allo sviluppo
Il governo forte del decreto “cresci Italia”
sta per fare un grosso regalo allo sviluppo dei ricavi aeroportuali di Milano e
quindi al Comune e a F2i, suoi azionisti. Un provvedimento anticoncorrenziale,
che sulla base di futuri e generici miglioramenti infrastrutturali contenuti
nel contratto di programma, autorizza
forti aumenti tariffari ai gestori monopolisti dei tre maggiori aeroporti
italiani Milano, Venezia e Roma. Questi incrementi rischiano di vanificare gli
effetti della delibera dell’antitrust di parziale liberalizzazione della tratta
Linate-Fiumicino. Se l’Antitrust fa un passo avanti, Governo ed Enac ne fanno
uno indietro. I diritti aeroportuali aumenteranno ben oltre il tasso di
inflazione (30-40%). Gli aumenti dovrebbero finanziare lo sviluppo aeroportuale
tra cui la terza pista di Malpensa.
Qualche giorno fa tuttavia la Sea ben conscia dell’insostenibilità
economica e ambientale di quell’opera, che doveva essere il cardine del
contratto di programma, ne ha rinviato a futura memoria il progetto. Ma ad una
vittoria ambientalista c’è una sconfitta
del mercato. Se da una parte non
verranno sacrificati centinaia di
ettari di parco del Ticino, dall’atra verrà chiesto alle compagnie aeree ed ai
passeggeri di sostenere surrettiziamente un investimento che non verrà mai
realizzato. Il bilancio della Sea ne trarrà beneficio, solo la sua ulteriore quota
di vendita, senza migliorare la qualità dei servizi e sviluppare le attività
aeroportuali. Sbagliano Cisl e Uil dei trasporti in un Paese normale non
avrebbe mai rilasciato inutilmente un monopolio per legale ad Alitalia. I
risultati fallimentari son li da vedere: Alitalia peggiora e Malpensa è vuota.
E neanche avrebbe concesso dispendiosi quanto corporativi ed iniqui ammortizzatori sociali rispetto agli addetti dell’industria. Non si
erano mai viste Cig di 7 anni ed indennità per alcune categorie quattro volte i
valori di legge. Finchè non si separerà
l’ammortizzatore sociale dal destino delle aziende obsolete non ci sarà
sviluppo del settore ed equità sociale. Obiettivi che dovrebbero essere in
testa alle strategie del sindacato in una fase di crisi delle risorse pubbliche
e di recessione come questa.
Dario Balotta presidente ONLIT
Milano 19 aprile 2012
mercoledì 18 aprile 2012
SEA:AUMENTO TARIFFE AEROPORTUALI INGIUSTIFICATOAZZERATA DELIBERA ANTITRUST DI LIBERALIZZARE LA MILANO-ROMA
Il governo forte del decreto “cresci
Italia” sta per fare un grosso regalo allo sviluppo dei ricavi aeroportuali di
Milano e quindi al Comune e a f2i, suoi azionisti. Un provvedimento
anticoncorrenziale che, sulla base di futuri e generici miglioramenti
infrastrutturali contenuti nel contratto di programma, autorizza forti aumenti tariffari ai gestori
monopolisti dei tre maggiori aeroporti italiani Milano, Venezia e Roma. Questi
incrementi rischiano di vanificare gli effetti della delibera dell’Antitrust di
parziale liberalizzazione sulla tratte Linate-Fiumicino. Se l’Antitrust fa un
passo avanti, Governo ed Enac ne fanno uno indietro. I diritti aeroportuali
aumenteranno ben oltre il tasso di inflazione (30-40%). Gli aumenti dovrebbero
finanziare lo sviluppo aeroportuale tra
cui la terza pista di Malpensa. Qualche giorno fa tuttavia la Sea ben
conscia dell’insostenibilità economica e ambientale di quell’opera, cardine del
contratto di programma, ne ha rinviato a futura memoria il progetto. Ma ad una
vittoria ambientalista c’è una sconfitta
del mercato. Se da una parte non verranno sacrificati centinaia di ettari di parco del
Ticino, dall’altra verrà chiesto alle compagnie ed in ultima analisi ai
passeggeri di sostenere un investimento che non verrà mai realizzato. Il
bilancio della Sea ne trarrà beneficio in un momento di profonda crisi senza
migliorare la qualità dei servizi.
mercoledì 28 marzo 2012
A MALPENSA L’IMPRIMATUR EUROPEO NON E’ BASTATO PER IL SUCCESSO - LINATE TORNA AD ESSERE L’HUB MILANESE
POCO SVILUPPO, TANTA CASSA INTEGRAZIONE E
COLLEGAMENTI SOTTOUTILIZZATI
Non è bastato il co-finanziamento di 200 milioni di euro ed il
sostegno politico della comunità europea per assicurare il successo di Malpensa
2000. Voluta senza se e senza ma, a costi pubblici, (1,5 milioni di euro, un
mld per il nuovo scalo e mezzo mld per i collegamenti) e ambientali enormi, a
13 anni dalla sua apertura eccone il bilancio:
·
il traffico di passeggeri è passato dai 20,7
milioni di passeggeri del 2000, ai 19,3milioni del 2011, ma i passeggeri,
previsti dalla Cranfield University incaricata dalla Ue, dovevano essere già 33 milioni al 2003!
·
c’era la previsione di 143 mila posti di
lavoro del Comitato Malpensa 2000, ma oggi ne abbiamo meno di 48 mila. Quel che
è ancor più grave è che questa (poca) occupazione è sostenuta da 5 anni con la
cassa integrazione alla Sea (gestore aeroportuale). Senza contare altre
migliaia di addetti ai servizi, al commercio e la costosissima ed iniqua CIG
dell’Alitalia (durata di sette anni e stipendio percepito come se si fosse al
lavoro) a cui in questi giorni si sono aggiunti gli addetti di Air France, dopo
gli spostamenti dei suoi voli da Malpensa a Linate. Solo la Fiat sa far peggio.
Tutto
ciò nonostante la Sea gestisca un monopolio naturale nell’area più ricca e
trafficata, per persone e merci, del paese. Dunque uno dei nostri più grandi
investimenti infrastrutturali del secolo scorso ha prodotto questi meno che
modesti risultati! Ancora, di Hub in Italia alla fine ce n’è solo uno:
Fiumicino. A questo proposito, confrontando i transiti dei passeggeri da un aereo
all’altro, cioè la vera funzione di Hub, il numero dei passeggeri di Malpensa è
di circa 272 mila l’anno, mentre quello
del vecchio scalo di Linate è incredibilmente superiore con 393 mila,
nonostante sia stato lasciato da anni in pessime condizioni e senza
manutenzione, visto che gli investimenti
si sono concentrati, inutilmente, sulla grande
Malpensa. Scalo che oggi è stato costretto ad ospitare una grande
compagnia low cost al terminal 2, che necessita di pochi servizi, al posto di
altre che richiedevano più servizi e quindi generavano maggiore occupazione.
Anche il contorno infrastrutturale non è roseo e meriterebbe una riflessione.
Sulla bretella di collegamento della A4 Torino – Milano, all’altezza di
Boffalora, con lo scalo della brughiera ( ss 336) semivuota, si calcolano 11 mila veicoli al giorno, quando la sua
capacità è di 80 mila. Da un anno è arrivato anche un secondo collegamento ferroviario con
la stazione Centrale, che si aggiunge a quello con la stazione di
Cadorna. La frequentazione dei treni è sempre stata bassa, visto il pessimo load factor.
Non solo, ma le frequenze dei treni in questi ultimi anni sono cresciute con
il diminuire dei passeggeri di
Malpensa. I costi di esercizio di questi treni
sono sostenuti dalla mano pubblica,
usando il badget dei treni pendolari, nonostante l’adozione di tariffe
commerciali e la possibilità di affidare a privati, e senza sussidi, la
gestione del servizio ferroviario. Dopo la
costruzione della Malpensa è invece “esploso” l’aeroporto di Bergamo (stretto
tra le case), che è passato da 1 milione di passeggeri del 2001 a 8,4 milioni anno del 2011. Conclusione. Non
sempre le cose vanno come sono prospettate dai governi (neppure da Bruxelles) e
quindi, prima di nuovi grandi investimenti e nuove cementificazioni come in Val
Susa o sul terzo valico, meglio sarebbe un supplemento di valutazione con
criteri scientifici (analisi costi-benefici) ed indipendenti, appunto quello
che è mancato per Malpensa 2000.
Dario Balotta
mercoledì 21 marzo 2012
LA TUNNEL MANIA ITALIANA: VAL SUSA, TERZO VALICO E BRENNERO COLLEGATI ALL’EUROPA CI TERRA’ IL TRAFORO DEL GOTTARDO IGNORATO DAL GOVERNO ITALIANO
A tenerci “collegati” con
l’Europa e a tentare di riequilibrare il
trasporto merci, non saranno il nuovo traforo in Val Susa, il terzo
valico o il Brennero, ma potrebbe essere la Svizzera che sta ultimando il traforo ferroviario
del Gottardo. Questo “regalo,” servito
su un piatto d’argento, è ignorato però dalle
autorità nazionali. Anziché potenziare la rete nazionale per poter accogliere i futuri treni dal nord Europa fino
alla destinazione finale, saremo costretti,
come già accade, a trasbordare sui Tir le merci, appena passato il confine svizzero. Infatti senza scali merci attrezzati, con una
flotta di locomotori e carri merci obsoleti e con le “ FS cargo” costose ed
inefficienti, continuerà l’ invasione dei TIR.
La priorità nazionale,
scordata da Monti, è quella di avere una rete funzionale ed un sistema
competitivo di compagnie ferroviarie, capaci di rendersi alternative al
trasporto su gomma. Il paradosso sarà
che, oltre ai costi (20-25 Mld) dei nuovi tunnel della Val Susa, del terzo valico (Genova-Tortona)e
del Brennero, dovremo sostenere anche i costi economici ed ambientali per nuove
strade. Già oggi infatti per ogni km di strada, circolano 14 camion, mentre in
Francia e Germania ne circolano solo 6, non per caso la quota di trasporto merci su ferro italiana è
la più bassa del vecchio continente con un misero 7%. Per decidere un tunnel
gli svizzeri hanno fatto un referendum e trovato un meccanismo di finanziamento
innovativo (65% a con una tassa sui Tir,25% di accisa sulla benzina e 10% Iva)
mentre noi per farne tre abbiamo utilizzato la premiata ditta dei noti
suggeritori (costruttori e lobby varie) che puntano ancora nonostante l’era Monti sul collaudato sistema
del debito pubblico.
DARIO BALOTTA
presidente ONLIT
Milano 21 marzo 2012
presidente ONLIT
Milano 21 marzo 2012
venerdì 16 marzo 2012
ONLIT SU VENDITA SEA
Di giorno si fanno i convegni sulle privatizzazioni e la notte si telefona agli
amici degli amici per confezionare capitolati di gara ad hoc. E' evidente che è
sempre più urgente, soprattutto ora che gli Enti locali vendono l'argenteria di
famiglia, una legge anticorruzione. E' inutile imporre al Paese "lacrime e
sangue" e lasciare che i "mariuoli" scorrazzino allegramente per
la Penisola e che il ricco settore delle utility sia in balia di sé stesso in
questa fase estremamente delicata.
Le indagini della magistratura sulla vendita della Sea richiamano la necessità di non trasferire, senza un contesto normativo, da mani pubbliche a quelle private aziende monopolistiche e con rendite di posizione. Se si vuole rilanciare il Paese la ricetta deve essere quella di mettersi tutti in discussione, lasciando spazio all'iniziativa concorrenziale e alla meritocrazia, con regole certe e stabili.
DARIO BALOTTA
Presidente ONLIT
milano 16 marzo 2012
Le indagini della magistratura sulla vendita della Sea richiamano la necessità di non trasferire, senza un contesto normativo, da mani pubbliche a quelle private aziende monopolistiche e con rendite di posizione. Se si vuole rilanciare il Paese la ricetta deve essere quella di mettersi tutti in discussione, lasciando spazio all'iniziativa concorrenziale e alla meritocrazia, con regole certe e stabili.
DARIO BALOTTA
Presidente ONLIT
milano 16 marzo 2012
mercoledì 7 marzo 2012
NON SIAMO FUORI DALL’EUROPA SENZA IL TUNNEL IN VAL SUSA
NEL XXI SECOLO LE GRANDI
OPERE NON INCARNANO PIU’ LA MODERNITA’ - A MALPENSA L’IMPRIMATUR
EUROPEO NON E’ BASTATO
L’Italia non è staccata dal resto
d’Europa, anzi già oggi è al centro dei traffici terrestri europei nord-sud ed
è già la piattaforma logistica mediterranea del vecchio continente con enormi
potenzialità. Non lo è del tutto pero’ i numerosi porti italiani solo
parzialmente riescono ad intercettare i traffici tra il nord-Europa ed i paesi
emergenti. Ciò è spiegato dai fondali
dei nostri “cento” porti troppo bassi,
rispetto a quelli degli altri grandi porti del mare del nord, dai loro
allacciamenti stradali e ferroviari congestionati, dalle banchine troppo corte,
da costi di gestione proibitivi, dalla burocrazia e dagli iter doganali
scoraggianti, dall’organizzazione logistica tecnologicamente inadeguata e, per
finire, dal pressoché impossibile ingresso sulle banchine (vuote) di nuove
imprese portuali.
I porti, come i terminal, sono lo
specchio dell’inefficiente assetto logistico nazionale che abbassa la capacità
competitiva delle nostra economia, frutto di un processo distributivo delle
merci congestionato, squilibrato, inquinante e costosissimo come la stessa
Banca d’Italia ha più volte dimostrato. Così il transhipment mondiale evita i
nostri porti.
Al presidente del consiglio Mario Monti che
dice “Non si stacchi la penisola dall’Europa” chiediamo se si ricorda che gli
svizzeri sulla più importante direttrice storica e di prospettiva, quella
transalpina, stanno per concludere il tunnel ferroviario del Gottardo. Stiamo
per essere agganciati più di ieri con l’Europa a spese (enormi) degli svizzeri,
che non vogliono essere più “attraversati” dai Tir. Questo tunnel ritenuto
utile da tutta la comunità scientifica dal costo di 14 MLD e lungo 57 km è
stato finanziato al 25% con le accise sui carburanti, al 10% dall’Iva e per il
65% con una tassa sul traffico pesante. Perché non finanziamo così anche noi il
tunnel in Val Susa? Perché non utilizziamo questo modo di finanziamento anziché
il ricorso al debito pubblico.
Di fronte al nuovo Gottardo che cosa
facciamo in Italia? Anziché predisporre un intervento di potenziamento sulle
infrastrutture ferroviarie capace di far proseguire i convogli sulla strada
ferrata fino ai porti ed ai nostri mercati di consumo veniamo fulminati dalla
modernità e pensiamo di superare la crisi con una nuova grande opera. I
giapponesi con questa politica si sono infilati in una crisi drammatica. I
sostenitori della modernità pensano a politiche economiche anticicliche del
‘900 e pensano che basti un tunnel per uscire dall’accerchiamento e dalla
crisi. Invece così entriamo di nuovo nel tunnel della crisi e si vanifica
quanto di buono sta facendo il Governo.
Ma perché se già oggi non sappiamo
affrontare i futuri (e sicuri) traffici del nord Europa ci dobbiamo svenare in
Val Susa per fare un piacere ai francesi? Loro sì sono tagliati fuori dai traffici
con il Nord Europa e con l’Est europeo!
Ma vediamo cosa si troveranno gli
svizzeri dopo l’apertura del Gottardo. Le Fs hanno chiuso 220 scali merci in 4
anni passando da 396 del 2006 a 176 del 2009. La nostra rete è il fanalino di
coda europeo con una quota del 7% di trasporto merci su ferro contro il 14
francese il 15 tedesco e una media UE del 12%. Nel 2008 l’82% dei treni merci
ha viaggiato con oltre 60 minuti di ritardo. Ed ecco il perché non siamo fuori
dai collegamenti con l’Europa: i transiti stradali e ferroviari tra l’Italia e
la Svizzera sono aumentati tra il 2000 e il 2009 del 16%, mentre quelli con la
Francia sono crollati del 42%. Difficile pensare sia strategico avere nuove
capacità di valico con il tunnel della Val Susa con queste pessime performance
e con una deludente gestione del settore
merci di FS Cargo. L’obiettivo prioritario odierno è quello di non essere solo
attraversati dai traffici ferroviari e stradali ma di costituire, appunto una piattaforma logistica che movimenta ed arricchisce
il trasporto delle merci alzandone il valore aggiunto riducendone i “soli”
transiti sul nostro territorio.
Infine c’è l’Europa. Non basta il suo
Ok per fare opere utili. Un esempio è la Malpensa, voluta senza se e senza ma
(anche dal sottoscritto) a costi pubblici e ambientali enormi. A 13 anni dalla
sua apertura eccone il bilancio: il traffico di passeggeri è passato dai 20,7
milioni di passeggeri del 2000, ai 19,3milioni del 2011, ma i passeggeri
previsti dalla Cranfield University incaricata dalla Ue erano 33 milioni al
2003! C’era la previsione di 143 mila posti di lavoro del Comitato Malpensa
2000, ma oggi ne abbiamo meno di 50 mila. Quel che è ancor più grave è che
questa (poca) occupazione è sostenuta
da 5 anni con la cassa integrazione. solo
la Fiat sa fare peggio. Peccato che la Sea gestisca un monopolio naturale. Uno dei nostri più
grandi investimenti infrastrutturali del secolo scorso ha prodotto questi meno
che modesti risultati! Ancora, di Hub in Italia ce n’è solo uno: Fiumicino. Confrontando
i transiti dei passeggeri da un aereo all’altro cioè la vera e propria funzione di Hub, il numero dei
passeggeri di Malpensa è inferiore anche a quella del vecchio scalo di Linate
lasciato senza manutenzione perché gli investimenti si sono concentrati su
Malpensa. E dopo la costruzione della Malpensa è “esploso” Bergamo e si è
aperta un’altra cattedrale nel deserto, lo scalo di Brescia. Si può sbagliare!
Basta non essere diabolici e perseverare, se no i nostri pronipoti
continueranno a pagare i nostri debiti e le nostre scelte sbagliate.
Dario Balotta
Presidente Onlit
Milano 7 Marzo 2012
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